martedì 15 febbraio 2011

In arrivo


Il layout qua sopra è relativo alla prossima storia di Rusty Dogs, che sarà realizzata... da?
Un no-prize a chi indovinerà il nome del disegnatore.

Nel frattempo, per chi dovesse approdare presso questi lidi per la prima volta, il modo migliore per ambientarsi è quello di leggere tutte le stoire pubblicate fino a ora.
E' sufficiente cliccare qui e leggere dal basso verso l'alto.


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martedì 8 febbraio 2011

Varie ed eventuali



Rusty Dogs
è in giro da più di un anno e nell'arco di questo periodo si sono moltiplicate recensioni e interviste.
Dato che sono sempre state segnalate tramite il gruppo su Facebook ma mai qua sul blog, ho pensato di farlo ora perché sia più agevole la consultazione e per ringraziare pubblicamente tutti i siti e i blog che hanno dato spazio al progetto.
Naturalmente, se mi fossi perso per strada qualche link, i diretti interessati hanno solo da segnalarmi la cosa e provvederò a integrare immediatamente.

NB: elenco aggiornato al 30/05/2014

Infine, mi fa piacere segnalare anche un omaggio che il disegnatore Paolo Boscolo ha voluto tributare a RD. Lo trovate qui.

Recensioni e segnalazioni
Interviste e articoli

Rusty Dogs in the real life (presentazioni, incontri pubblici ecc ecc)

Varie

mercoledì 29 dicembre 2010

Io proteggo - un racconto di Rusty Dogs

La limo accosta al marciapiede mentre sto finendo di pulire le lenti degli occhiali. Li inforco e controllo che la fondina sia ben salda sotto l’ascella. Un’ultima sistemata al nodo della cravatta e il vetro fumè tra i posti davanti e quelli dietro si abbassa con un sibilo che sembra un soffio. Non mi giro, non mi giro mai. “Siamo pronti?” mi dice col tono più da checca di cui è capace. Annuisco con un cenno di testa e prima di scendere dall’auto saluto l’autista. Mi sembra si chiami Norman. O Theo.

Sceso dalla limo mi guardo attorno, dai piedi all’orizzonte vicino, le due ali di folla sono arginate da transenne ornate a festa. Le ragazzine in prima fila urlano, si dimenano e l’orgia di flash si scatena che ancora non ho aperto la portiera posteriore. Apro e i flash si fanno tsunami, lui esce dalla limo con le narici ancora innevate dall’ultima tirata e saluta la massa. Urla, urlano.

Percorriamo il rosso della passerella. I primi metri sono sempre i più semplici, poi tutto diventa una giungla di ragazzine e liane di braccia incontrollate. Si spingono, si sporgono dalle transenne e cominciano gli strattoni, le urla si fanno più stridule. Lui tira fuori la lingua e la faccia diventa una smorfia continua, i flash gli si riflettono sugli occhiali a specchio, non si cura dei taccuini e delle penne per gli autografi, indica tutti e ringrazia. Forse spezzo un dito a uno che gli tira la camicia da ottomila dollari e saliamo i gradini dell’ingresso del Double.

“Cazzone! Sei un grandissimo cazzone! Un altro po’ e quello stronzo mi strappa la manica! Ma che ti pago a fare?!” continua a blaterare non curandosi del comitato d’accoglienza fatto dell’intero direttivo del Double, dal direttore fin giù. Guadagna il corridoio che porta al bagno e lo seguo. Dall’oblò lo vedo chinarsi sul lavandino a pippare un’altra tirata dallo specchietto e mi giro a braccia conserte davanti alla porta. Quando esce mi ripete solo “cazzone!” e poi entra nella grande sala stringendo mani, indicando chiunque, accolto da un applauso per i due pezzi in playback che canterà stasera e che dedicherà ad assessori e sindaco, un senatore, industriali, lobbysti senza nome, generici ricchi e donne agghindate come alberi di Natale.

Io mi avvicino al chilometrico tavolo del buffet e incrocio lo sguardo affamato di Taylor. Lui è nello staff che protegge il sindaco e abbiamo giocato insieme una stagione a Tampa. La mia ultima stagione da professionista, prima che un placcaggio di quelli che non dimentichi mi spappolasse il ginocchio sinistro. “Come va, Duncan?” mi chiede affiancandosi a me e addentando un sandwich senza distogliere lo sguardo dal tavolo del sindaco. Io ingollo d’un fiato un cocktail rosso con riflessi blu e rispondo con uno sbuffo, poi dico al cameriere di mettermi dei sandwich in un piattino. I camerieri in livrea pedalano come forsennati fra i tavoli, li riempiono di vassoi stracolmi di tanta di quella roba che ci si sfamerebbe l’intero Darfour e il mio sguardo ruota a trecentosessanta.

Lui è al suo tavolo, attorniato di sgallettate, figlie e amanti di politici. Autografa tette, posa per qualche foto e immagino che a breve la fatica stimolerà le sue narici a reclamere un altro paio di piste, anche perché altrettanto a breve il piccolo palco davanti ai tavoli sarà tutto per lui e dovrà darsi da fare per giustificare i cinquantamila dollari che il suo agente domani andrà a incassare nell’ufficio del sindaco. Non smetto di chiedermi da cosa dovrei proteggerlo, ma poi penso al ginocchio, al mutuo della casa e la domanda mi sembra più cretina del solito.

Il direttore del Double sale sul palco e al microfono richiama l’attenzione degli invitati. La star della serata accompagnerà tutti fino alla mezzanotte con qualche pezzo tratto dal suo ultimo cd. L’applauso e il tintinnio di posate sui bicchieri di uomini e donne di mezza età - che manco conoscono la star - sono talmente grotteschi che i gridolini delle sgallettate assumono una loro grazia.

Mi riavvicino al tavolo del buffet, prendo il piattino preparatomi dal cameriere e lascio la sala mentre lui sale sul palco per farfugliare un ringraziamento. Prendo l’ascensore fino all’ultimo piano, poi le scale per uscire sul tetto e sugli ultimi gradini le fitte al ginocchio si fanno più calde. Esco e il vento mi colpisce con uno schiaffo che sembra una sferzata di sabbia.

Le luci di New York si vedranno fin su Marte, ma i suoni sono solo roba per le strade cinquanta piani più in basso. Fatico ad accendere una sigaretta e tiro solo due boccate, tanto per stuzzicare i polmoni, poi cerco un punto in cui sedermi.
Mangio il mio sandwich mentre i fuochi d’artificio inondano il cielo annunciando il nuovo anno e sparo alla luna vomitandole addosso l’intero caricatore della glock.



Illustrazione di Joachim Tilloca

lunedì 20 dicembre 2010

A modo nostro...


Dato l'appropinquarsi del gran varietà religioso, Andrea OttoPalle Gadaldi e io ci siamo divertiti a contribuire a modo nostro al clima di straripante simpatia e contagioso senso di fratellanza.


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lunedì 29 novembre 2010

Subjective values



Joachim Tilloca – Algherese, è nato l’anno della morte di Picasso, nel giorno della morte di Andrea Pazienza. Ha esordito nel mondo del fumetto con Un anno dopo un’autoproduzione interamente scritta e disegnata da lui e dalle dimensioni monstre: 153 pagine di straordinaria urgenza espressiva pubblicate a suo tempo su un sito non più attivo e leggibili ora qui o acquistando una copia del volume qui. Collabora successivamente alla rivista Whalalla, per poi approdare a Jonathan Steele, per cui – su testi di Federico Memola – realizza una short e un episodio apparso sul Jonathan Steele Extra del 2009.


Uno speciale ringraziamento per quest’episodio di Rusty Dogs va a Orlando Furioso per la preziosissima consulenza musicale.



Subjective values è © Emiliano Longobardi e Joachim Tilloca


lunedì 15 novembre 2010

Lavori in corso


Rusty Dogs non ha aggiornamenti da mesi e il motivo è molto semplice: portare avanti un progetto così impegnativo, ma amatoriale, impone di stabilire chiaramente delle priorità fra gli impegni professionali e personali. Per non parlare dell'inesperienza del sottoscritto riguardo la gestione di un progetto del genere, inutile girarci troppo attorno.
Potrei parlare anche di una mole non indifferente di sfiga, ma non credo nella sfiga, quindi non ne parlo.
In ogni caso, ciò che importa è che un po' di storie sono state scritte e sono state assegnate. Questo significa che sono in realizzazione o che verranno realizzate, ma compatibilmente con le priorità di cui sopra.
Non appena ci saranno novità a riguardo, lo verrete a sapere perché sarò piuttosto molesto.

Per chi dovesse capitare qui per caso e volesse farsi un'idea di cosa sia Rusty Dogs, invece, penso che la cosa migliore sia partire dalla lettura delle storie finora realizzate: basta cliccare QUI e leggere dal basso verso l'alto.

Il frammento di vignetta che accompagna questo post è tratto da una storia attualmente in lavorazione: un no-prize carico di simpatia per il primo che indovinerà il nome dell'autore.

[emo]

lunedì 31 maggio 2010

Saya no uchi de katsu



Riccardo Torti nasce nella Città eterna nei primissimi anni Ottanta. Cresce forgiato dalle graffianti schitarrate e dal persistente suono del doppio pedale del rock e del metal. Amante dell'immagine adora cinema, serie tv e fumetto. Di quest'ultima ne fa anche una professione grazie agli insegnamenti del padre Rodolfo. Esordisce come disegnatore professionista nel 2004 sulle riviste dell'Eura grazie anche all’approvazione di Lorenzo “lollo” Bartoli che vede in lui un talento nascosto… ma nascosto bene. Nel 2007 appare anche sulla serie regolare di John Doe sul numero 53, cosa della quale non smetterà facilmente di pavoneggiarsi. A oggi risulta ancora latitante; ultimi suoi avvistamenti lo vogliono su lontane isole tropicali altri in malfamate casbe mediorientali… Se lo avvistate, evitatelo: è pericoloso e armato di matita e pennello.

Nota: come i più attenti avranno notato, da oggi proporremo le storie di Rusty Dogs con una modalità di fruizione e lettura diverse, grazie alle potenzialità di Issuu.
Nelle prossime settimane effettueremo il trasbordo di tutte le storie precedenti.
Fateci sapere che pensate della nuova soluzione!



Saya no uchi de katsu è © Emiliano Longobardi e Riccardo Torti